Manifesto per l’Anima e l’Ambiente (MAA)


Può esistere una società incentrata sull’armonia tra Uomo e Natura? Questo Manifesto intende dimostrare di sì. Le istruzioni in esso riportate si rivolgono anzitutto all’individuo. Perché, riprendendo un’affermazione del grande psicanoalista Carl Gustav Jung, un insieme d’individui immaturi non potrà mai dare una società matura. Tuttavia, anche le regole giuste e correttamente integrate aiutano l’individuo a sviluppare il suo senso morale e a crescere interiormente. Occorre quindi giocare su entrambi i fronti. E la via più efficace che permette di incidere sia a livello individuale, sia a livello collettivo è… l’esempio. Quella stretta di mano, quel patto con la Natura e con l’Anima procede dall’esempio.

La scienza dei sistemi spiega come certi fenomeni complessi, vedi il volo sincronizzato degli uccelli, siano il risultato dell’applicazione di poche e semplici regole da parte di ciascun elemento di un sistema. In effetti, in questo modo il sistema stesso diventa un corpo unico, ordinato e funzionale. È probabile che anche lo sviluppo degli organismi a partire da un codice genetico risponda allo stesso principio. Passo dopo passo, cellula dopo cellula, si costruisce l’organismo a partire da un patrimonio d’informazioni che si esplica in un tempo, in uno spazio e in un ambiente specifici, fino a creare gli organismi super complessi che siamo. Ora, se ciascun individuo seguisse lo stesso principio in conformità ad un numero contenuto di informazioni semplici, logiche e collaudate, tutta la società ne gioverebbe.

Vi sono certamente numerosi fattori di ordine culturale, psicologico, famigliare, educativo, politico, sociale… che entrano in linea di conto, ma quella regola trascende ogni lvello. Essa si ritrova, infatti, a ogni stradio di organizzazione dei sistemi, specialmente in quelli biologici e sociali.

La visione puramente sistemica è però un po’ troppa ottimistica perché di solito fa i conti senza l’oste, ovvero senza la natura umana e le sue perversioni. Occorre ampliarla con altre conoscenze, in particolare quelle psicanalitiche e antropologiche. Certo, è profondamente triste e rivoltante rendersi conto di essere diventati “soggetti consumatori”, di essere considerati non per quello che si è, per le proprie capacità e i valori più nobili, ma solo o soprattutto per il proprio portafogli. Tuttavia, questo moderno statuto di consumatore ci mette anche nelle mani un potere enorme di cui siamo per lo più inconsapevoli: il cosiddetto potere d’acquisto. Si tratta quindi di impossessarsene e di usarlo nel modo migliore.

Per dare un’idea dell’entità di quel potere basti pensare all’energia con la quale i grandi gruppi economici ci corteggiano, a quanto denaro spendono in pubblicità allo scopo di sedurci e convincerci ad acquistare. Ora, se ciascuno di noi usasse il proprio potere di acquisto in modo etico e intelligente, tutta l’economia ne risentirebbe in meglio. Di scelta etica in scelta etica, la massa informe dei consumatori compulsivi si trasformerebbe in un corpo ordinato e intelligente, proprio come lo stormo d’uccelli cui si accennava prima. Questo perché gli attori economici non potrebbero che prendere atto e venire incontro alle esigenze così espresse dai consumatori. Si costituirebbero quindi circoli virtuosi[1] legati per esempio alla ripresa dell’agricoltura contadina, alle produzioni artigianali, alle coltivazioni bio e altri label ancora più etici e benefici per la salute del singolo e dell’intero pianeta.

E’ ragionevole aspettarsi forme di resistenza anche estreme da parte del sistema allo scopo di conservare lo status quo, come per esempio il tentare di mettere i cittadini gli uni contro gli altri attraverso strategie mediatiche e il fomentare nuove guerre onde “fare ripartire l’economia”. Per non cadere nel tranello occorre avere ben chiaro in mente la situazione, il fine cui si aspira, i valori che si intende preservare, nonché la direzione da seguire. Un po’ come farebbe il commandante e il suo equipaggio per governare la nave in un mare in tempesta.

Questo Manifesto si propone semplicemente di fungere da bussola, indicando una via che ciascuno può seguire come meglio crede.

Il primo grande passo da attuare è legato alla presa di coscienza del nostro stato di possessione ad opera del sistema economico[2]. Quel sistema è basato in primis sul PIL, un indice economico obsoleto, diventato un autentico tabu che nessuna nazione osa rimettere veramente in questione. Esso prevede una crescita della produttività di tipo esponenziale, dall’appetito vorace, destinato a distruggere le risorse del pianeta in pochi decenni[3]. L’importante novità introdotta dall’approccio psicoanimistico consiste nell’avere dimostrato[4] che esiste un legame indissociabile tra Psiche e Natura e che in virtù di quel legame la distruzione e il disagio dovuti alle esagerazioni del sistema non riguardano solo il pianeta, ma si ritrovano anche a livello psicologico in ciascun individuo e di conseguenza anche nel corpo sociale. Mondo interiore e Natura sono nati assieme e rimangono inestricabilmente legati. I grandi simboli archetipici dell’inconscio collettivo rimandono tutti al mondo naturale. Si pensi per esempio al Serpente, alla Montagna, al Mare, al Sole, alla Luna, all’Orso, all’Albero della vita, alla Grotta, alla Pietra filosofale… Per questo, distruggendo la Natura si crea un vuoto di forme deleterio, un “anamorfismo psichico” che complica o addirittura impedisce il contatto con la profondità dell’Anima. Per vivere felicemente e recuperare il senso di armonia col Tutto l’uomo deve frequentare la Natura, fino a sentirsene figlio, proprio come le civiltà tribali che vivono nello stesso identico modo da decine di migliaia di anni, curandosi del loro ambiente e facendosene anzi i guardiani.

 

La via della liberazione e del cambiamento si articola in un certo numero di regole fondamentali:

1 acquistare merce locale, biologico o biodinamico, comunque prodotti sempre di stagione. Nel caso in cui non fosse possibile, acquistare almeno prodotti nazionali.

2 acquistare solo macchinari la cui produzione si lega a uno sforzo etico, sia per i lavoratori, sia per l’ambiente.

3 non usare plastica ed evitare merce monouso. Munirsi di borsa di tela per la spesa

4 privileggiare i materiali biodegradabili o/e recuperabili

5 realizzare il proprio orto e usare solo fertilizzante naturale

6 boicottare OGM, prodotti dell’agricoltura chimica e della zootecnia

7 creare o incoraggiare le reti di scambio e disincentivare l’uso del denaro

8 in generale superare la logica consumistica facendo durare il più possibile le cose, riparandole piuttosto che sostituirle.

9 per gli spostamenti incentivare l’uso della bicicletta e dei trasporti in comune

10 per il carburante e il riscaldamento, il metano rimane la scelta migliore perché meno inquinante

11 indire votazioni referendarie ogni 3 mesi (come in Svizzera) e sostenere quei movimenti che promuovono la decrescita e la sensibilità ambientale

12 tornare a popolare le campagne

13 difendere i territori, cercare di percepire e di rispettare l’anima dei luoghi

14 frequentare la Natura, difendere le foreste e la biodiversità

 

Associazione Natura & Psiche – 2019

http://naturaepsiche.jimdo.com/

[1] In termini sistemici cinte di retroazioni positive.

[2] Per approfondimento vedi A. Fratini, La religione del dio Economia, CSA Editrice, Crotone 2009.

[3] Vedi per esempio la previsione del microbiologo Frank Fenner sulla prossima estinzione della razza umana https://tech.everyeye.it/notizie/gli-esseri-umani-estinti-tra-meno-100-anni-dice-frank-fenner-367207.html.

[4] A. Fratini, Psiche e Natura, fondamenti dell’approccio psicoanimistico, Zephyro, Milano 2012.

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3 pensieri su “Manifesto per l’Anima e l’Ambiente (MAA)

  1. Il Manifesto inizia così: Può esistere una società incentrata sull’armonia tra Uomo e Natura? Questo Manifesto intende dimostrare di sì. Le istruzioni in esso riportate si rivolgono anzitutto all’individuo. Perché, riprendendo un’affermazione del grande psicanoalista Carl Gustav Jung, un insieme d’individui immaturi non potrà mai dare una società matura. Tuttavia, anche le regole giuste e correttamente integrate aiutano l’individuo a sviluppare il suo senso morale e a crescere interiormente. Occorre quindi giocare su entrambi i fronti. E la via più efficace che permette di incidere sia a livello individuale, sia a livello collettivo è… l’esempio. Quella stretta di mano, quel patto con la Natura e con l’Anima procede dall’esempio.
    Armonia tra Uomo e Natura?? Ma di cosa stiamo parlando? Di quale (sublime) Armonia? Di quale Uomo “maturo”, quasi cosmico? Di quale Natura benevola disposta ad essere in Armonia con chi e con cosa? Ma davvero “anche le regole giuste e correttamente integrate aiutano l’individuo a sviluppare il suo senso morale e a crescere interiormente”? Stiamo parlando di educazione civica? Si dice che i figli non facciano quello che gli adulti gli dicono di fare ma quello che ti vedono fare. Prendono esempio da quello che fai e non da quello che dici. È a questo che si riferisce l’incipit del Manifesto? Dare l’esempio, fare da bussola per diventare “consumatori consapevoli rispettosi dell’ambiente”? Ma allora cosa c’entra l’Uomo con questo “consumatore”? Di cosa stiamo parlando?? Di uomini e donne o di consumatori e consumatrici? Di entrambi??
    Di seguito riporto alcuni brani sparsi tratti da scritti di Carl Gustav Jung che mi sembrano adatti al tema. Buona lettura.
    Il pendolo della mente oscilla tra senso e non-senso,
    non tra giusto e sbagliato.
    C.G. Jung
    “È innegabile che anche la nostra epoca sia un tempo di scissione e di malattia. Le condizioni politiche e sociali, il disorientamento religioso e filosofico, l’arte moderna e la moderna psicologia costituiscono tutti sintomi concordanti. Se ne rende ben conto chi ha ancora un briciolo di umana sensibilità. E si deve riconoscere che in questo nostro mondo attuale le cose non vanno bene per nessuno e che anzi vanno sempre peggio. La parola “crisi” è anche un termine medico, che sta a indicare il grave stato culminante di una malattia.”
    “Oggi si vuol sentire parlare di grandi programmi politici ed economici ossia proprio di quelle cose che hanno condotto i popoli ad impantanarsi nella situazione attuale, ed ecco che uno viene a parlare di sogni e di mondo interiore… tutto ciò è ridicolo, che cosa crede di ottenere di fronte ad un gigantesco programma economico, di fronte ai cosiddetti problemi della realtà? Ma io non parlo alle nazioni, io mi rivolgo solo a pochi uomini. Se le cose grandi vanno male, è solo perché i singoli individui vanno male, perché io stesso vado male, perciò, per essere ragionevole, l’uomo dovrà cominciare con l’esaminare se stesso, e poiché l’autorità non riesce a dirmi più nulla, io ho bisogno di una conoscenza delle intime radici del mio essere soggettivo. È fin troppo chiaro che se il singolo non è realmente rinnovato nello spirito neppure la società può rinnovarsi poiché essa consiste nella somma degli individui.”
    “L’esperienza ci insegna che l’uomo orientato verso l’esterno non si contenta mai del puro necessario, ma aspira sempre ad avere più e meglio; fedele ai suoi concetti, li cerca sempre all’esterno, dimenticando completamente che, qualunque successo gli arriva dal di fuori, egli rimane interiormente lo stesso: perciò si lamenta della sua povertà se possiede una sola automobile invece di due, come i più. Certo la vita esteriore dell’uomo può ancora migliorare molto e diventare assai bella, ma questi progressi perdono il loro significato se l’uomo interiore non sta al passo con loro. Sentirsi sazi di tutto il “necessario” è senza dubbio una ragione di felicità da non sottovalutare, ma l’uomo interiore continua ad avanzare altre pretese che nessun bene esteriore può soddisfare; e quanto più la caccia alle meraviglie del mondo gli impedisce di dare ascolto a quella voce interiore, tanto più egli stesso diventa una fonte d’inesplicabili avversità e d’incomprensibili sventure, nel bel mezzo di condizioni di vita che facevano presagire ben altro risultato.”
    “Le persone farebbero qualunque cosa, per quanto assurda, pur di evitare di affrontare la propria coscienza: praticare lo yoga, osservare diete, imparare teosofia a memoria, ripetere meccanicamente testi mistici della letteratura mondiale. Tutto perché non sanno stare con se stessi, e non credono minimamente di poter tirar fuori qualcosa di utile dalla loro coscienza.”
    Il compito è partorire ciò che è vecchio in un tempo nuovo.
    C.G. Jung
    “Nella misura in cui il mondo diventa sempre più efficiente tecnicamente si direbbe che la gente abbia sempre più bisogno di adottare comportamenti comuni e collettivi. È possibile che il culmine dell’evoluzione umana sia di affondare la propria individualità in una sorta di coscienza collettiva? Non mi sembra possibile, credo che ci sarà una reazione. Si instaurerà una reazione contro questa dissociazione collettiva. L’uomo non sopporta all’infinito il proprio annullamento.”
    “La coscienza occidentale non è assolutamente la coscienza in generale. È piuttosto una dimensione, condizionata storicamente e geograficamente limitata, che rappresenta soltanto una parte dell’umanità. È un errore pensare che siamo noi il centro. Noi partiamo da questo pregiudizio, ma in realtà siamo qualcosa di diabolico, di orribile; non riusciamo a vederci dall’esterno. Pensiamo di essere persone meravigliose, assolutamente rispettabili, morali e così via, ma in realtà siamo dei pirati sanguinari. Ciò che l’europeo pensa di sè stesso è una menzogna. Noi leggiamo i giornali, ci informiamo sul mondo della politica e dell’economia, e crediamo che questo sia qualcosa di definito, come se tutto dipendesse da ciò che faremo riguardo ai corsi delle valute, alla situazione economica generale e così via. Su questo siamo completamente pazzi, come se occuparsi di queste faccende fosse la cosa giusta da fare. Diamo per scontato che questo è il mondo dove accadono le cose reali, l’unico mondo, e che forse non c’è nulla al di là di esso. Ma sono innumerevoli coloro che la pensano diversamente: noi siamo pochi, rispetto a chi ha un’idea del tutto diversa riguardo al significato del mondo. Per queste persone, noi siamo semplicemente ridicoli, perché viviamo in una sorta d’illusione rispetto al nostro mondo.”
    “Non si devono dimenticare i diritti dell’anima in mezzo alle novità della civiltà occidentale, col suo carattere terreno tecnico-materialistico. L’affannosa pulsione di possesso in campo politico, sociale, intellettuale, che sconvolge con passione che si direbbe indomabile la psiche dell’occidentale, si diffonde inarrestabile anche in Oriente, minacciando conseguenze incalcolabili. Non soltanto in India, ma anche in Cina, è tramontato già molto di ciò che alimentava un tempo l’anima e ne stimolava il progresso. L’esteriorizzazione della cultura può, è vero, far piazza pulita di molti mali la cui eliminazione appare sommamente desiderabile e vantaggiosa; ma l’esperienza dimostra che questo passo innanzi è comprato a troppo caro prezzo, cioè con un danno nel campo della cultura spirituale. È senza dubbio molto più comodo vivere in una casa ordinata e attrezzata dal punto di vista igienico, ma rimangono tuttora senza risposta le domande: “Chi abita in quella casa? E la sua anima gode anch’essa dell’ordine e della pulizia di cui gode la casa destinata alla sua vita esteriore?”
    “Di regola le grandi decisioni della vita umana
    hanno a che fare più con gli istinti che con l
    a volontà cosciente e la ragionevolezza.”
    C.G. Jung
    “In Europa la potenza della scienza e della tecnica è tanto grande e incontestabile che non val quasi la pena di calcolare tutto quello che l’uomo può fare, tutto quello che ha inventato; c’è da spaventarsi delle sue mostruose possibilità. Quello che comincia a profilarsi è un quesito del tutto diverso: “Chi fa uso di tutte queste possibilità? Nelle mani di chi si trova questa potenza?”. Quali sono i grandi movimenti popolari del nostro tempo? I tentativi di strappare agli altri, per impadronircene, oro e beni, conservando quel che ci appartiene. Questo tiene lo spirito occupato a escogitare “ismi” adatti a nascondere i veri motivi o a conquistare un maggiore bottino. Quanto più perveniamo alle vette delle conquiste scientifiche e tecniche, tanto più pericoloso e diabolico diventa l’abuso delle nostre invenzioni. Si pensi al grande trionfo della mente umana, alla capacità di volare: abbiamo realizzato l’antichissimo sogno dell’umanità! E si pensi ai bombardamenti della guerra moderna! Questo è ciò che significa civiltà? Non è piuttosto una convincente dimostrazione del fatto che quando la nostra mente salì a conquistare i cieli, l’altro uomo in noi, l’individuo barbaro represso, discese all’inferno? La nostra civiltà può essere certo orgogliosa delle sue imprese, ma noi dobbiamo vergognarci di noi stessi. Le nostre possibilità sono diventate così pericolose, che ci si domanda con sempre maggiore insistenza non che cos’altro potrebbe fare l’uomo, ma come dovrebbe essere fatto l’uomo cui è affidato il controllo di queste spaventose “possibilità”, o come si potrebbe cambiare la mente dell’occidentale perché egli vi rinunciasse. Sarebbe infinitamente più importante togliergli l’illusione della sua potenza anziché confermarlo ancor più nella sua errata convinzione di potere tutto quel che vuole. Il detto corrente: “Volere è potere” è costato milioni di vite. L’occidentale non ha bisogno di superiorità sulla natura all’esterno e all’interno; le possiede entrambe con una perfezione quasi diabolica; è incapace invece di riconoscere coscientemente la propria inferiorità verso la natura che è in lui e intorno a lui. Quello che dovrebbe imparare è che non può fare come vuole; se non imparerà questo, la sua propria natura lo distruggerà; egli infatti ignora la sua anima, che gli si ribella contro con atto suicida.”
    “Tutto è si e no. Gli opposti si abbracciano, si guardano con aria di intesa e si scambiano l’uno con l’altro. Con straziante diletto, riconoscono di essere uniti. La natura è giocosa e terrifica. Gli uni ne scorgono il lato giocoso, si trastullano con quello e lo fanno sfavillare. Gli altri scorgono l’orrore, si coprono il capo e sono più morti che vivi. La via non passa in mezzo a questi due estremi, bensì li contiene entrambi. È gioco divertente e al tempo stesso freddo orrore.”
    “Siamo precipitati nella fiumana di un processo che ci proietta verso il futuro con una violenza tanto maggiore quanto più ci strappa alle nostre radici. È proprio la perdita di questo legame, la mancanza di ogni radice, che genera il “disagio della civiltà”. Ci precipitiamo sfrenatamente verso il nuovo, spinti da un crescente senso di insufficienza, di insoddisfazione, di irrequietezza. Non viviamo più di ciò che possediamo, ma di promesse, non viviamo più nella luce del presente, ma nell’oscurità del futuro in cui attendiamo la vera aurora. Ci rifiutiamo di riconoscere che il meglio si può ottenere solo al prezzo del peggio. La speranza di una libertà più grande è distrutta dalla crescente schiavitù allo Stato, per non parlare degli spaventosi pericoli ai quali ci espongono le più brillanti scoperte della scienza. I miglioramenti che si realizzano col progresso, e cioè con nuovi metodi o dispositivi, hanno una forza di persuasione immediata, ma col tempo si rivelano di dubbio esito e in ogni caso sono pagati a caro prezzo. In nessun modo contribuiscono ad accrescere l’appagamento, la contentezza, o la felicità dell’umanità nel suo insieme. Per lo più sono addolcimenti fallaci dell’esistenza, come le comunicazioni più veloci che accelerano il ritmo della vita e ci lasciano con meno tempo a disposizione di quanto non ne avessimo prima. Quanto meno capiamo che cosa cercavano i nostri padri e i nostri antenati, tanto meno capiamo noi stessi, e ci adoperiamo con tutte le nostre forze per privare sempre più l’individuo dalle sue radici e dei suoi istinti, così che diventa una particella della massa.”
    “Lodare e predicare la luce non serve a nulla se non
    c’è nessuno che possa vederla. Sarebbe invece
    necessario insegnare all’uomo l’arte di vedere.”
    C.G. Jung
    “Chi guarda se stesso, rischia di incontrare se stesso. Lo specchio non lusinga, mostra diligentemente ciò che riflette, cioè quella faccia che non mostriamo mai al mondo perché la nascondiamo dietro il personaggio, la maschera dell’attore. Questa è la prima prova di coraggio nel percorso interiore. Una prova che basta a spaventare la maggior parte delle persone, perché l’incontro con se stessi appartiene a quelle cose spiacevoli che si evitano fino a quando si può proiettare il negativo sull’ambiente.”
    Qui terminano le citazioni di Carl Gustav Jung e inizia……..

    Caro Antoine e cari/e voi tutti/e,
    non sarò presente alla presentazione perché….
    L’interesse ambientale in Europa ha la sua origine negli anni 60-70, periodo in cui cominciano a fiorire le prime associazioni ambientaliste. Queste avevano come primo scopo quello di bilanciare il rapporto tra economia e ambiente, considerando intanto l’importanza della preservazione del patrimonio naturale, nonché l’esauribilità delle risorse utilizzate; esplicita l’opposizione all’industrializzazione incontrollata, causa già allora di deterioramento ambientale e diseguaglianza socio-economica.
    Nel 1972 fu emessa dall’ONU la Dichiarazione di Stoccolma
    (https://www.minambiente.it/…/educazione…/stoccolma.pdf ),
    che per la prima volta pose a livello mondiale la questione ambientale e legò il concetto di sviluppo, benessere sociale e economico a quello di ambiente, in quanto valore da tutelare per noi tutti e per le generazioni future.
    La successiva tappa fondamentale della sostenibilità fu il 1987, quando la World Commission on Environment and Development stilò il Rapporto di Brundtland”
    http://www.isprambiente.gov.it/…/1987-rapporto… ,
    dal nome del primo ministro norvegese, elaborato conosciuto anche come “Our common Future”. In questo rapporto si definisce sviluppo sostenibile quello sviluppo che “garantisce i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri” e che dovrebbe realizzarsi in particolare attraverso attività orientate alla eco-gestione del territorio e delle attività antropiche, senza che questo significhi trascurare l’aspetto economico e sociale.
    Sull’onda del rapporto di Brundtland, nel 1991 l’ONU pubblicò il documento conosciuto come Caring for the Earth: A Strategy for Sustainable Living
    https://portals.iucn.org/lib…/efiles/documents/cfe-003.pdf
    che si pose quale obiettivo il miglioramento della qualità della vita nel rispetto dei limiti della capacità di carico degli eco-sistemi che ci sostengono.
    Nel corso della seconda decade del XXI secolo fioriscono la Green Economy, i Green Jobs, il Green Thinking, e chi più ne ha più ne metta, assieme ad un variegato ventaglio di manifesti per l’ambiente (stilati da associazioni, comuni, studenti, cittadini-consumatori-consapevoli…, etc.) tra cui questo del 2014 Manifesto per un’Europa decrescente
    http://www.decrescita.com/…/manifesto-per-uneuropa…/
    A fronte di un interesse crescente per le tematiche della sostenibilità ambientale (fa molto: siamo consumatori responsabili), seguite da scelte di politica ambientale più o meno “in-consapevoli”, il pianeta che ci ospita diventa sempre più inospitale, sempre più antropicamente deteriorato, inquinato, tossico. La maggior parte delle responsabilità per questo risultato ricade sul mondo industrializzato occidentale, sulle scelte miopi e scellerate adottate a partire dagli anni ’50, la chimica, i materiali sintetici, la produzione di idrocarburi, l’impiego di armi nucleari, gli ogm, il tecnocentrismo a 360 gradi, etc. etc.
    Scelte dettate dal modello di mercato liberista, avallate attivamente o subite passivamente dal cittadino-consumatore più o meno benestante, scelte che non solo non sono state abbandonate, ma che sono state adottate da quelli che sino a trent’anni fa erano considerati paesi emergenti, in primis Cina e India: milioni di nuovi “consumatori” in cerca di…..
    La globalizzazione del ben-essere ha un suo prezzo, costi quel che costi, il danno ambientale è un effetto collaterale accettabile, un mal-essere trascurabile, le priorità sono altre!
    E cosa dire del crescente, inarrestabile inquinamento, deterioramento ambientale e individuale, indotto dalla produzione e dal consumo delle nuove tecnologie?! Di questo passo il solo mercato della telefonia mobile, degli elettrodomestici smart e dei computer, a partire dalla estrazione delle materie prime alla loro lavorazione e smaltimento, avrà a breve termine conseguenze disastrose. Eppure di questo nuovo mercato destinato ad aggravare il già grave bilancio eco-logico nessuno ne parla. Perché? Perché nessun trattato pseudo-eco-logico non parla di ridurre l’inquinamento da tecnologia?
    È in atto la Rivoluzione Industriale 4.0 e vogliamo stare qui a proporre le bussole per i consumatori consapevoli? Lo trovo anacronistico.
    Ritengo che qualsiasi tentativo di giustificare il diritto/dovere sociale di nutrire un sentimento di appartenenza alla categoria dei cosiddetti “consumatori”, rendendola accettabile (consumatore consapevole), eticamente corretta, sia inaccettabile, da qualsiasi parte la si voglia guardare. Offende la dignità dell’essere umano (o perlomeno offende la mia), lo disumanizza con belle parole e sani principii rendendolo merce-green. No grazie non ci sto.

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  2. Caro Antoine, mettere sullo stesso piano, come tu lasci intendere “per cause di forza maggiore” (non sei tu a decidere se identificarti o meno con l’essere consumatore, lo sei punto e basta) lo statuto antropologico di essere umano con lo status giuridico di consumatore, mi sembra grottesco….:
    “Quello di consumatore è dunque uno status, poiché la sua dimensione ontologica esprime la posizione di una persona rispetto alla collettività e la stessa collocazione sociale ne rende possibile il sorgere di determinate situazioni giuridiche soggettive.” (vedi:
    https://studiolegalescognamiglio.altervista.org/chi-e-il-consumatore/)

    Io sono un consumatore nella misura in cui mi identifico nello status giuridico di consumatore, in questa epoca e in questa parte del mondo. Punto.
    Ma ecco che il consumatore diventa il prosumer: quindi non sarò più un consumatore ma un prosumer???

    Prosumer: l’Evoluzione del Consumatore
    (vedi: https://www.imprenditoreglobale.com/prosumer-levoluzione-del-consumatore/

    Cosa significa prosumer?
    Prosumer è una parola mutuata dall’inglese. È formata dalla parola producer o professional e dalla parola consumer ed assume un significato diverso a seconda del contesto…
    Ad esempio in ambito commerciale si tende a vedere il prosumer (professional–consumer) come uno specifico segmento di mercato;
    in ambito economico, invece, con prosumer (producer–consumer) si identifica un individuo fortemente indipendente dall’economia classica.
    In generale, ci si riferisce ad un “utente” con un ruolo più attivo nelle fasi di creazione, produzione, distribuzione e consumo di un prodotto.

    Breve storia del concetto di prosumer
    Anche se il termine prosumer sembrerebbe recentissimo, in realtà, non lo è affatto! Il lemma “prosumer” compare per la prima volta nel 1980 nel best seller The Third Wave di Alvin Toffler.
    Oltre trenta anni fa l’autore statunitense (in realtà iniziò a parlarne già nel libro Future Shock del 1970) predisse che la crescita economica mondiale si sarebbe presto arrestata a causa della saturazione dei mercati di massa.
    Toffler continua spiegando che l’unico modo per le aziende di incrementare i profitti è quello di far partecipare gli stessi consumatori al processo di produzione di modo da aumentare la personalizzazione del prodotto e quindi i guadagni!
    Il termine prosumer nasce, quindi, per descrivere il protagonismo dei consumatori di questa nuova epoca segnata dalla fine della produzione di massa e da una personalizzazione spinta al suo estremo.

    Alcuni Settori in cui il Prosumer è già realtà
    Le previsioni di Alvin Toffler in questi ultimi anni si stanno realizzando. Stupisce vedere come col passare del tempo i consumatori si stiano trasformando in prosumer in sempre più settori.
    Di seguito è riportata una breve panoramica degli ambiti in cui i prosumer sono ormai una realtà consolidata e tutto lascia pensare che gli anni a venire daranno ragione ad Alvin Toffler.

    Internet ed il web
    Tutto è iniziato a seguito dello scoppio della bolla delle “dot.com” nei primi anni del 2000. Imprese ed investitori si resero improvvisamente conto che il principale fattore di successo di un’azienda online era il coinvolgimento attivo dei propri utenti visitatori (o potenziali clienti).
    Iniziarono così a nascere una nuova generazione di portali, motori di ricerca e siti specializzati.
    I motori di ricerca iniziarono ad utilizzare l’attività del visitatore per determinare il prezzo delle inserzioni pubblicitarie; il commercio elettronico iniziò a distinguersi basando la reputazione del venditore o dell’articolo posto in vendita sui giudizi dei precedenti utilizzatori;
    Lo “spirito di condivisione” iniziò a contraddistinguere molti nuovi siti web. E’ in questo periodo che nascono google, amazon, ebay, wikipedia e tanti altri colossi del web.
    La diffusione dei social network di questi ultimi anni sta facendo il resto. Oggi, infatti, i contenuti possono essere direttamente generati e condivisi dall’utente (UGC, User’s generated content).

    Mass media
    Sia il cambiamento dei gusti dei consumatori sia la diffusione di internet e dei diversi siti di intrattenimento (in primis Youtube) hanno messo in ginocchio i media tradizionali a partire dai giornali per arrivare alla TV.
    Di conseguenza anche la televisione ha iniziato a proporre nuovi format in grado di ridurre la distanza che divide il pubblico dalle stelle e dai professionisti del piccolo schermo.
    Ed ecco i reality show, i quiz show con l’aiuto del pubblico e la chiamata a casa, il televoto nei concorsi canori, di bellezza e in quelli a premi.
    Insomma, anche il mondo della TV ha saputo fare del telespettatore un prosumer per preservare la curva degli ascolti!

    3D Printing
    Molti esperti sono concordi nell’affermare che la seconda metà di questo decennio sarà caratterizzata da profonde innovazioni anche nel modo di “produrre” e che la tecnologia che darà sicuramente più impulso sarà la stampa 3D. Essa, infatti, sta diventando uno strumento sempre più utilizzato dalle imprese della manifattura e del design e si sta espandendo sempre più anche a nuovi settori come l’edilizia, il biomedicale, la moda e tanti altri.
    La rivoluzione del digitale si sta quindi spostando verso il mondo microscopico, il mondo degli atomi, permettendo la realizzazione di tutto ciò che sia umanamente concepibile!
    Le possibilità sono pressoché infinite e la personalizzazione può essere spinta al suo estremo.
    Con la diffusione di questa tecnologia, infatti, le mega aziende e la loro produzione standardizzata di prodotti preordinati potrebbero essere archiviate in un capitolo di storia mentre se ne apre un altro in cui ognuno decide cosa vuole produrre e in che modo!
    Potenzialmente ogni persona potrebbe progettare e produrre direttamente da sé, qualsiasi cosa desideri, decretando la fine della produzione di massa.

    Energia rinnovabile
    Se fino ad ora siamo stati abituati a pensare a chi produce e distribuisce energia come a qualcuno di estraneo a chi la consuma, beh, anche qui le cose stanno iniziando a cambiare!
    L’attività di numerosi prosumer di energia rinnovabile (fotovoltaici in testa) apre la strada ad un nuovo paradigma, quello della “condivisione di energia autoprodotta” che supera il vecchio modello “centralizzato” di produzione e distribuzione dell’energia.
    Si prospetta, quindi, per il futuro un nuovo modo di produrre e distribuire energia vicino ai luoghi di consumo di modo da rendere l’intero sistema energetico più efficace ed efficiente (si pensi a tutte le spese di importazione che verrebbero abbattute e anche alla riduzione dell’impatto sull’ambiente!)

    Conclusioni sull’evoluzione del consumatore
    A oltre 30 anni di distanza le previsioni di Toffler si stanno realizzando, a partire dalla crisi economica fino all’attuale processo evolutivo consumatore-prosumer.
    L’utente, di fatti, sta acquisendo un ruolo sempre più attivo nel dettare del mercato e tutto lascia pensare che in un futuro non lontano possa emanciparsi!
    Non possiamo far altro che sperare e contribuire a questa “ evoluzione” con l’auspicio che possa rendere l’uomo di oggi e di domani libero di esprimere la sua creatività e che il mondo di oggi e di domani ritorni ad essere a misura d’uomo…

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    1. Caro Claudio, mi sembra che tu abbia equivocato il significato del MAA in quanto quel che vi è suggerito si trova piuttosto in linea con quel che affermi nei tuoi commenti. Lasciando da parte il concetto di prosumer (il consumatore non mi pare possa essere visto come un priofessionista del consumo), quel che si sta verificando, almeno per ora, è soltanto una certa consapevolizzazione del potere che lo statuto di consumatre ci fornisce, se preso per così dire “per la coda” anziché per le corna. Perché il MAA parla di uno statuto di consumatore? E’ molto semplice: perché volente o nolente siamo considerati solo o anzitutto come tali, cioè per quel che abbiamo da spendere. Il MAA ha mi sembra il merito di essere molto chiaro al riguardo e non omette di accennare alle resistenze psicologiche legate a questa consapevolizzazione. Sono umane. Ma la questione dell’essere o no consumatori non si pone nemmeno: lo siamo, punto. Semmai si tratta, come appunto suggerisce il MAA, e questo mi fa pensare che la tua lettura sia stata forse un po’ distratta, della possibilità e dei modi con cui evolvere in consumatori etici e consapevoli, il che, se dovesse verificarsi su larga scsala (ma siamo pirtroppo ancora molto indietro!) rappresenterebbe effettivamente una rivoluzione benefica per l’uomo e il pianeta tutto. Ad ogni modo ti ringrazio per i tuoi commenti che arricchiscono il dibattito e che mi permettono d precisare un punto centrale che è atto a provocare in una certa misura, delle reazioni.

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